SURMA

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La Bassa Valle dell’Omo è unica nel suo genere in quanto presenta una straordinaria concentrazione di popolazioni diverse in un territorio piuttosto circoscritto. Gli storici ritengono che il sud dell’Etiopia sia stato per millenni una sorta di crocevia culturale, dove i popoli cusciti, nilotici, omotici e semitici s’incontravano durante le migrazioni da nord, ovest, sud ed est. Il paesaggio è vario e spazia dalle aride savane alle foreste pluviali che si affacciano sull’Omo e sul Mago. L’mmenso fiume Omo si snoda per quasi 1000 Km, partendo dalla regione a sud-ovest di Addis Abeba e continuando fino in Kenia, per alimentare l’imponente “mare di giada”, come è soprannominato il Lago Turkana a cavallo tra i due paesi.Il fiume attraversa anche i due santuari naturali più grandi, selvaggi ed inaccessibili dell’Etiopia: i Parchi Nazionali dell’Omo e del Mago.

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Oggi l’economia dei Surma, che un tempo erano pastori nomadi, dipende principalmente dalla coltivazione del sorgo e del mais. La loro fama di feroci guerrieri è in parte motivata dalla continua necessità di trovare nuovi pascoli: le lotte contro i nyangatom (o bumi) , loro acerrimi nemici, sono ancora all’ordine del giorno. Sembra che in passato i surma dominassero la regione, ma il loro territorio si è progressivamente ridotto all’area che si estende lungo i margini occidentali del Parco Nazionale dell’Omo. La popolazione surma conta 45.000 individui, suddivisi in tre sottogruppi: i chai, i tirma e i bale. I surma cacciano nel parco e costruiscono capanne simili ad alveari e sono famosi per il combatimento con i bastoni (donga) e le donne portano i dischi labiali. I surma sono noti anche per la tradizione di dipingersi il corpo di bianco, come fantasmi, utilizzando una sorta di vernice ottenuta mescolando gesso e acqua. La pittura ha funzioni meno ornamentali di quelle che si riscontrano in altre tribù, essendo destinata ad intimorire i nemici in battaglia. Talvolta i motivi sul torace e sulle cosce ricordano serpenti e onde. Presso molte delle culture africane più legate alla tradizione un corpo in buona salute è un dono da esibire senza timidezze o vergogna. Queste culture utilizzano il corpo umano come veicolo di espressione artistica, un modo per trasmettere messaggi e palesare il proprio status. Lo considerano la migliore “tela” possibile, degna di essere decorata con ogni cura con motivi pitturali, tatuaggi, piccole cicatrici ornamentali in rilievo. Osservare questi motivi fatti per bellezza, con espressività, che illustrano un talento creativo è come assistere a una particolare alchimia, un pò come se gli elementi della terra fossero stati infusi di vita.

Vedere i Surma, con il corpo ricoperto di motivi ornamentali, celebrare i rituali della vita equivale a essere testimoni di una delle più antiche e pregevoli forme d’arte. All’epoca del matrimonio viene perforato con una spina il labbro inferiore per dare inizio al processo di allungamento , che richiede circa sei mesi, per potervi inserire un largo disco d’argilla o di legno. La dimensione del disco labiale determina il numero dei capi di bestiame che la famiglia può richiedere per concederla in matrimonio. Un disco labiale grande può fruttare ai genitori fino a 40 mucche e 3 kalasnikov . Nessun surma sposerebbe una donna senza il piattello labiale.  

Si pensa che questa tradizione sia insorta all’epoca della tratta degli schiavi: se una donna veniva considerata brutta da un negriero, non sarebbe stata strappata alla propria famiglia. In altre regioni si credeva invece che il disco labiale suggellasse un importante orfizio del corpo, per impedire agli spiriti maligni di entrarvi. Per i surma invece l’usanza del disco è collegata soltanto all’attribuzione di un prezzo nuziale.

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