NOTTURNO

NOTTURNO AFRICANO

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Le notti africane possiedono un fascino particolare, a volte, inquietante, ed hanno sempre esercitato un richiamo irresistibile. Talvolta ispirano serenità, come quando sei seduto accanto alla sicurezza confortante di un fuoco da campo, a guardare le scintille che salgono a confondersi e perdersi nel cielo stellato, altre volte il fascino è quella sottile, sensuale angoscia del non poter vedere cosa si muove attorno a te mentre, magari seduto in un blind di foglie, attendi l’arrivo dell’alba ed allora è inevitabile che, nella tua mente, sovraccarica di emozioni, si materializzi l’immagine di antiche notti, di un lontano antenato, seduto nel buio ad attendere un mattino che gli pare lontanissimo, stringendo tra le mani, fino a farle dolere, una lancia dalla punta di selce, mentre cerca di perforare l’oscurità con occhi fatti per la luce del giorno e spera di poterla ancora vedere quella luce del nuovo sole che sorgerà. Nelle notti d’Africa tutto è possibile e tutto può accadere, le cose più belle ed incredibili, come quelle più terrificanti. Ma non è forse lì che sta il fascino dell’ignoto? Non è forse quella sensazione che ti chiude talvolta la bocca dello stomaco che l’uomo va cercando da secoli e che lo spinge nelle foreste, nelle savane, nella tundra, sulle più alte montagne o sulla banchisa artica?      Gianni Olivo

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